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FAQ
Mercoledì 14 Ottobre 2009 10:46

1. Perché un giocatore dovrebbe associarsi alla Giba?

2. Come funziona la questione dei giovani di serie? Che diritti hanno?

3. In quanto tempo posso ottenere un lodo? Quanto tempo passa prima che possa recuperare i soldi che mi spettano?

4. Quali giocatori hanno diritto alla polizza infortuni?

5. A che punto siamo con il numero di italiani e non, che possono giocare in serie A e Lega due

6. Perché in Serie A e B Dilettanti i giocatori non hanno gli stessi diritti che nei campionati professionistici, anche se spesso l’intensità dell’impegno non è inferiore?

7. Come posso tutelarmi se la Società non vuole mettere tutto il mio compenso nel contratto?

8. Come sono cambiate le regole antidoping?Ci sono differenze tra professionisti e non professionisti?

9. Come posso contestare una multa della Società che ritengo ingiusta o eccessiva?

10. Che succede se mi ammalo o mi infortuno? Chi paga le spese mediche? Posso scegliere io le medicine o il medico da cui farmi curare, o il chirurgo da cui farmi operare, o il centro dove svolgere la riabilitazione? 

11. Quanto rende il Fondo di Fine Rapporto? Quando posso chiedere la liquidazione della quota depositata a mio nome?

12. Che cosa è l'Accordo Collettivo dei giocatori professionisti?

13. Quali giocatori hanno diritto alla pensione?

14. Quali doveri ho verso la stampa?

15. Quanti giocatori stranieri potranno giocare l'anno prossimo in serie A?

16. Quanti giocatori stranieri potranno giocare l'anno prossimo in Legadue?

17. In cosa consiste la polizza assicurativa Federale?

18. Da chi è composto il Consiglio Federale della FIP? Chi comanda in Federazione?

19. Perchè il Club di Napoli di serie A è stato escluso dal campionato a poche giornate dalla fine della stagione? come è possibile che la squadra di Siracusa di B dilettanti sia stata esclusa per un debito federale di poche migliaia di euro?

20. Quali sono le regole del basket femminile in tema di straniere?

21. La liquidazione del Fondo di Fine Rapporto in favore dei giocatori che hanno giocato nei campionati professionistici è soggetta a tassazione?

22. Cosa è cambiato con l' introduzione della disciplina dello svincolo per i giocatori che nel corso della carriera hanno pagato per acquistare il diritto di scegliere liberamente la squadra dove giocare?

23. Quali sono le novità introdotte dal nuovo regolamento dei procuratori?

24. Incontro Giba/Enpals

25. Quali sono i rimedi legali per recuperare un credito verso un società dilettantistica?

26. Che succede se una società dilettantistica non rispetta una decisione arbitrale?

27. Quali sono i rimedi legali per recuperare un credito verso una società professionistica?

28. Che accade se la società riconosciuta debitrice chiude o viene radiata?

 

1. Perchè un giocatore dovrebbe associarsi alla giba?
Perchè GIBA rappresenta la componente dei giocatori a livello politico, nei rapporti con la Federazione e con le Leghe ed all'interno del Consiglio Federale, che è il luogo dove vengono assunte tutte le decisioni sulle regole del gioco; perchè GIBA offre assistenza e consulenza per qualsiasi problema il giocatore professionista o non professionista possa avere nei rapporti con il proprio club ed in genere per ogni questione collegata con la pratica sportiva; perchè lo sport (piaccia o non piaccia) si gioca anche al di fuori dai campi di gioco, e GIBA sostiene gli interessi dei giocatori nel confronto politico con le altre componenti (Federazione e Club).

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 2. Come funziona la questione dei giovani di serie? Che diritti hanno?
L'art. 4 del Regolamento Esecutivo Settore Professionistico contiene la disciplina che riguarda i giocatori "giovani di serie". Si definiscono così i giocatori giovani (da 15 a 21 anni) cresciuti nei vivai delle società professionistiche ancora privi di contratto da professionista. I giovani di serie, anche quando diventano maggiorenni, rimangono vincolati con la società professionistica sino a 21 anni. Il club può proporre al giovane di serie il primo contratto da professionista, che l'atleta è tenuto ad accettare. Il giovane di serie può essere "prestato" ad altra società non professionistica per una o più stagioni e poi rientrare nel club di provenienza senza perdere lo status fino ai 21 anni. Raggiunta tale età, se il club non gli ha ancora formulato una proposta di contratto, l'atleta si svincola. L'atleta giovane di serie ha diritto a percepire un rimborso spese (non un compenso) negoziabile con il club. L'atleta giovane di serie schierato a referto per almeno 18 volte in partite ufficiali (anche di Coppa Italia e di Coppe Europee) durante la stessa stagione matura il diritto di diventare professionista dalla stagione successiva. In mancanza di offerta contrattuale, egli si svincola e può liberamente tesserarsi per altro club professionistico o non professionistico.

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3. In quanto tempo posso ottenere un lodo? Quanto tempo passa prima che possa recuperare i soldi che mi spettano?
Il mancato pagamento da parte di un club della retribuzione prevista alle scadenze concordate, comporta il diritto del giocatore ad accedere ad una procedura arbitrale per l'ottenimento di un lodo di condanna del club medesimo al pagamento di quanto dovuto. Gli organi deputati alla gestione degli arbitrati sono diversi tra professionisti e non professionisti e diversa è anche la procedura. Diciamo che per gli arbitrati dei professionisti ci vuole meno tempo per giungere ad una decisione (da una settimana ad un paio di mesi). Per i non professionisti i tempi sono leggermente più lunghi da 3 a 4 mesi, salvo imprevisti. Nulla comunque al confronto con i tempi lunghi della giustizia ordinaria dello Stato italiano (in media ci vogliono da 3 a 5 anni per una sentenza di primo grado). Una volta ottenuto un lodo, le società che non lo ottemperano entro i termini assegnati dalla FIP (in genere un altro mese) subiscono una penalizzazione in classifica da scontare nella stagione successiva. Se l'inadempienza si protrae sino al termine della stagione, i club sono esclusi dall'organizzazione federale e perdono il titolo sportivo. Per le sole società professionistiche la esecuzione delle decisioni è assicurata anche da una garanzia bancaria obbligatoria.

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4. Quali giocatori hanno diritto alla polizza infortuni?
I giocatori di sere A e di Legadue sono considerati professionisti ed hanno lo status di lavoratori dipendenti, con tutto quello che ne consegue: diritto alla pensione, al fondo di fine carriera, alla assistenza previdenziale. Beneficiano anche di una polizza assicurativa che copre i rischi di morte ed invalidità permanente da infortunio, secondo dei massimali che vengono concordati tra Leghe professionistiche e GIBA e che sono riportati negli Accordi Collettivi di categoria (consulta il ns. sito). Per i giocatori non professionisti che giocano i campionati nazionali di Serie A, B e C dilettanti, esiste un modulo di accordo economico predisposto da GIBA e Lega Nazionale Pallacanestro nel quale è previsto l'obbligo per i club di garantire copertura assicurativa agli atleti: occorre però sottoscrivere quell'accordo (scaricabile dal nostro sito www.giba.it <http://www.giba.it/> ) e non altri. Per tutti i giocatori non professionisti e di categoria giovanile vige una copertura assicurativa "federale" di scarsissimo rilievo e quasi inutilizzabile se non in caso di infortuni particolarmente gravi che comportano la impossibilità di proseguire la pratica sportiva. Suggeriamo comunque a tutti i giocatori, professionisti e non professionisti, di integrare le polizze assicurative istituzionali con polizze private. L'integrità fisica è indispensabile per chi svolge la pratica sportiva a livello agonistico, spesso in cambio di una retribuzione: i soldi spesi per assicurarsi non sono mai soldi sprecati.

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5. A che punto siamo con il numero di italiani e non che possono giocare in serie a e legadue?
Nelle prossime settimane sarà presa una decisione sul tesseramento e l'impiego dei giocatori (italiani e stranieri) nei campionati professionistici, per le stagioni 2009/2010 e successive. Si tratta di una delle prime spinose questioni che il Consiglio Federale della FIP, che si è insediato il 7 febbraio, dovrà risolvere. Quello che è certo, e che è stato confermato dal presidente Meneghin anche nel documento programmatico che ha presentato il giorno dell'elezione, è che la decisione scaturirà da un confronto tra FIP, Leghe e GIBA e che non si seguirà il metodo del passato, quando la componente dei giocatori non era coinvolta nella decisione. Ad ispirare l'azione federale dovrà essere il documento della Giunta del CONI del 23 luglio 2008 nel quale sono riportate alcune indicazioni relative al metodo ed al merito dell'accordo. Non è in dubbio che le nuove regole dovranno prevedere: a) una riduzione del numero dei giocatori americani; b) la possibilità di accedere alla quota cosiddetta "riservata", solo a giocatori che per addestramento e formazione siano realmente riferibili al movimento italiano della pallacanestro.

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6. Perchè in serie a e b dilettanti i giocatori non hanno gli stessi diritti che nei campionati professionistici, anche se spesso l'intensità dell'impegno non è inferiore?
Si tratta di una anomalia dello sport italiano. All'estero, l'atleta che percepisce una retribuzione o un compenso per la propria attività di sportivo, è considerato un professionista, a prescindere dallo sport, dal campionato, ed in genere dal livello delle sue qualità sportive. In Italia, invece, il CONI e la singola Federazione stabiliscono se un determinato sport debba avere un settore professionistico oppure no, e se sì, quale campionato debba considerarsi professionistico e quale dilettantistico, e ciò a prescindere dalla intensità e dalla qualità dell'attività realmente svolta, ed a prescindere dal rapporto esisente tra l'atleta ed il club (anche, quindi, in presenza di previsione di pagamento di un compenso o della esistenza di un vincolo disciplinare). Si spiega così l'assurda situazione della Pallavolo, ai cui atleti non è riconosciuto lo status di professionisti pur essendo tra i meglio preparati e pagati del mondo. E si spiega così quanto accade nel basket, nel quale solo dal 1994 la FIP ha deciso che ci debba essere un settore professionistico, limitandolo ai primi due campionati maschili. Per questa ragione, chi gioca in Serie A o in Legadue matura annualità di pensione, ha tutele previdenziali, salariali e contrattuali in genere di livello superiore rispetto a chi gioca negli altri campionati, anche perchè la sua attività ed i suoi rapporti con i club, proprio perchè vige lo status di lavoratore subordinato, sono regolati da un Accordo Collettivo di categoria siglato dalle Leghe professionistiche e dalla GIBA. Per i giocatori delle categorie non professionistiche, comunque, è in fase avanzata un confronto tra la Lega Nazionale Pallacanestro (che raggruppa tutti i club di serie A, B e C dilettanti) e la GIBA, per la formulazione di un accordo economico tipo, nel quale siano riportate molte delle norme già in vigore a tutela dei giocatori professionisti. L'obiettivo è di giungere in breve allo stesso risultato anche per le giocatrici di Serie A.

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7. Come posso tutelarmi se la società non vuole mettere tutto il mio compenso nel contratto?
Si tratta di malcostume molto diffuso ed assai rischioso per i giocatori. Lo schema utilizzato è il seguente: il club professionistico propone di suddividere in due parti il compenso, e di inserire una parte nel contratto cosiddetto "di lega" che è quello che viene depositato regolarmente, e la parte residua nel contratto cosiddetto "di immagine" che rimane solo in mano alle parti. La convinzione diffusa (del tutto infondata), è che sul primo si paghino le tasse e sul secondo no. In base a tale ragionamento (si ripete, sbagliato e pericoloso), non è raro che vi siano contratti di immagine spropositati rispetto ai contratti di lega. La verità è che con i contratti di immagine aumentano enormemente le difficoltà di recupero delle somme eventualmente non corrisposte dal club all'atleta; che sulla somma prevista nel contratto di immagine non si calcola il Fondo di Fine Carriera, nè il contributo previdenziale ENPALS ai fini pensionistici. Inoltre, con i contratti di immagine fuori controllo non è possibile operare quei controlli necessari per garantire la serietà e la regolarità del campionato: non è corretto che, a parità di budget, un club in regola con gli adempimenti fiscali (e che quindi caso mai andrebbe premiato e non penalizzato) possa investire in forza lavoro meno di un altro più spregiudicato, che deposita contratti con importi largamente inferiori a quelli in realtà corrisposti. E' anche per questa ragione che in America o nel resto d'Europa il movimento della pallacanestro italiana è in genere considerato poco affidabile (a dir poco). E' opportuno che FIP, Leghe professionistiche ed Associazione Giocatori si adoperino sin dalla redazione delle nuove regole di tesseramento, e dal rinnovo dell'Accordo Collettivo, per risolvere tale anomalia.

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8. Come sono cambiate le regole antidoping? Ci sono differenze tra professionisti e non professionisti?
Dal 1-1-2009 sono entrate in vigore anche per il basket e gli altri sport di squadra, le nuove regole di controllo predisposte dalla WADA - Agenzia mondiale antidoping. Esse prevedono, tra l’altro, l’obbligo per alcune categorie di atleti di indicare il luogo di reperibilità per 365 giorni all’anno, nonchè l’ora del giorno (tra le 6 e le 23), per un eventuale controllo, attraverso la compilazione e l’invio trimestrale di moduli appositamente predisposti (Atlhete Whereabouts). Prevedono anche l’inserimento dei dati personali di questi atleti in un database unico (cosiddetto ADAMS – Anti Doping Administration & Management System). Come è intuibile, le associazione rappresentative degli atleti in Italia ed in Europa sono in grande fermento, e sono già state avviate iniziative politiche e legali di contrasto avverso la nuova disciplina, stante la palese violazione che la sua applicazione determina di alcuni elementari diritti di cui godono tutti i normali cittadini europei (in primo luogo il diritto alla privacy ed il diritto al godimento di periodi di ferie senza condizionamenti o limitazioni di sorta).
In altra parte della rivista l’argomento viene trattato in maniera dettagliata. In attesa dei cambiamenti auspicati della normativa, che potranno intervenire o per via politica (ove l’agenzia WADA accetti di ascoltare anche i rappresentanti degli atleti, sino ad oggi assurdamente ignorati), o per via giudiziaria (attraverso l’atteso pronunciamento di illegittimità da parte delle Autorità Giuridiche Europee, già interessate), è opportuno chiarire quali sono, allo stato, nel basket italiano, gli atleti interessati dalle nuove regole, ed evidenziare le differenze della disciplina tra il settore professionistico e il settore non professionistico.
- le sostanze considerate dopanti e delle quali è quindi vietata l’assunzione, pena severe sanzioni, sono le stesse a prescindere dal campionato nel quale si gioca. Non c’è maggiore o minore tolleranza tra un campionato ed un altro. Cambiano solo il sistema, le autorità preposte ai controlli, e la frequenza dei controlli stessi.
- la responsabilità in caso di accertamento di assunzione di sostanze dopanti è personale dell’atleta, anche se la sostanza è stata prescritta da medico (anche dal medico del club), o addirittura anche se è stata somministrata dal medico sociale. Per questa ragione, è vivamente consigliato, prima della assunzione di qualsiasi prodotto o farmaco o integratore, anche all’apparenza innocuo, di controllare con attenzione il tipo di sostanza, chiedere informazioni sulla stessa anche eventualmente al di fuori della organizzazione del club, e verificare che nella scatola di confezionamento del prodotto non sia apposto il simbolo del doping (obbligatorio per legge);
- in caso di necessità di assunzione di farmaci per qualsiasi ragione, anche estranea alle esigenze sportive, è vivamente consigliato assumere informazioni circa l’eventuale inserimento di quel particolare farmaco tra i prodotti vietati. Anche un farmaco all’apparenza inoffensivo può essere proibito, ad esempio perchè coprente, in sede di controllo, di altre sostanze dopanti (è capitato ad un giocatore che assumeva un farmaco per arrestare la caduta dei capelli di subire una squalifica di 1 anno, in quanto un componente chimico di quel prodotto impedisce l’accertamento della presenza di altre eventuali sostanze dopanti);
- l’obbligo della reperibilità per tutto l’anno, di cui sopra si è dato conto (whereabouts), interessa al momento solo alcune categorie di atleti, e precisamente quelli inseriti nel cosiddetto Registered Testing Pool (RTP). Sono considerati atleti RTP: gli atleti di squadre di Serie A qualificate per i play off, fino al 31 dicembre dello stesso anno (i giocatori che al termine della stagione cessano il rapporto, dal momento della cessazione – di solito il 30 giugno – fuoriescono dall’elenco; vi rientrano tutti i giocatori tesserati di quel club, anche quelli più giovani o meno impiegati; vi rientrano i giocatori ingaggiati anche successivamente alla disputa dei play off e fino al 31 dicembre dello stesso anno); gli atleti appartenenti al club Olimpico (in occasione di Giochi Olimpici); gli atleti inseriti dalla Federazione nella cosiddetta “lista FIBA” e cioè la lista che si presenta alla vigilia delle competizioni per Nazionali; gli atleti stranieri inseriti nel RTP dello Stato di provenienza; gli atleti convocati per le Rappresentative Nazionali (non anche quelle collegiali o sperimentali): sarà cura della FIP indicare nel comunicato ufficiale di convocazione se si tratti di atleti da inserire nel RTP.
- per il settore femminile, le atlete inserite nel RTP sono solo quelle del Club Olimpico; quelle inserite nella lista FIBA; quelle selezionate per Rappresentative Nazionali (se specificato nel comunicato di convocazione); quelle straniere inserite nel RTP del Paese di provenienza.
- si invitano gli atleti a prestare la massima attenzione sia se si tratti di periodo in cui è in corso di svolgimento una attività di club (di preparazione o di campionato), sia se si tratti di periodo di vacanza o comunque di sospensione della attività. Solitamente, nel primo caso, il club segnala alla competente autorità il programma dettagliato degli allenamenti ed i luoghi di svolgimento (nei quali effettuare i possibili controlli), mentre nel secondo è  direttamente il giocatore a dare informazioni sulla propria reperibilità e ad indicare l’ora del giorno di disponibilità per l’eventuale controllo. Tuttavia, stante la personale responsabilità dell’atleta anche in caso di difetto organizzativo del club, si raccomanda vivamente ai giocatori RTP di farsi consegnare il programma di allenamenti così come inviato dal club all’autorità preposta, in modo da poter verificare di volta in volta la effettiva esecuzione dello stesso, e segnalare autonomamente eventuali variazioni di orario o di luogo di allenamento, o la mancata partecipazione per qualsiasi ragione all’attività programmata (ad esempio, una indisponibilità improvvisa o la decisione dello staff di far svolgere una attività differenziata presso altra sede)
- se il funzionario incaricato si reca nel luogo indicato per l’allenamento all’ora prevista, e per qualsiasi ragione non rinviene l’atleta, stila verbale di controllo mancato; lo stesso accade per l’atleta in vacanza, nel caso in cui l’incaricato non lo trovi nel luogo (casa, hotel, residence o altro) segnalato, all’ora indicata. Dopo un certo numero di controlli mancati è prevista una squalifica da uno a due anni!
- per i giocatori non professionisti e per le giocatrici (ad eccezione di quelle inserite nel RTP), non è previsto l’obbligo della reperibilità: il controllo mancato si verifica solo se l’atleta si sottragga volontariamente ad un accertamento.
- il tipo di sanzione prevista in caso di assunzione di sostanze dopanti è identico a prescindere dal campionato disputato ed a prescindere dalla disciplina sportiva svolta. Le decisioni degli Organi di Giustizia delle singole Federazioni Nazionali sono infatti tutte soggette al vaglio dal GUI (Giudice di Ultima Istanza), Organo di Giustizia Sportiva appositamente istituito in materia di doping presso il CONI.

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9. Come posso contestare una multa della società che ritengo ingiusta o eccessiva?
Intanto, è opportuno sapere che il club ha un termine perentorio (cioè non dilazionabile) di 5 giorni dalla conoscenza del fatto che ritiene punibile con provvedimento disciplinare, per avviare la procedura sanzionatoria. Trascorso tale termine, la eventuale multa è nulla e va immediatamente contestata dinanzi al Collegio Permanente di Conciliazione e Arbitrato (CPCA), che ne dichiara l’inefficacia.
Il club non può applicare una multa se non dopo avere seguito una particolare procedura: entro 5 giorni dalla conoscenza del  fatto (come appena detto) deve contestare l’addebito al giocatore, e cioè deve comunicare per iscritto le ragioni per le quali intende avviare la procedura disciplinare; deve nella stessa lettera comunicare al giocatore che ha un termine non inferiore a 5 giorni per discolparsi; solo dopo avere ascoltato il giocatore, e comunque entro i 5 giorni successivi alla scadenza del termine concesso al giocatore, può comunicare sempre per iscritto la sanzione. Se il club, senza seguire la superiore procedura, e cioè senza prima contestare l’addebito e dar modo al giocatore di discolparsi, comunica subito la multa al giocatore, questi può chiederne la nullità e l’inefficacia al CPCA.
Il giocatore, oltre a poter discolparsi prima di subire la sanzione, può sempre contestarla dopo, con ricorso al CPCA, da inoltrare entro 10 giorni dalla comunicazione della sanzione ( art. 32 AC).
La multa deve essere proporzionata rispetto al fatto contestato e, per i casi più gravi, non può superare il 2% del valore del contratto depositato.
Non è ammesso multare un giocatore per scarso rendimento o per il mancato conseguimento dei risultati programmati.

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10. Che succede se mi ammalo o mi infortuno? Chi paga le spese mediche? Posso scegliere io le medicine o il medico da cui farmi curare, o il chirurgo da cui farmi operare, o il centro dove svolgere la riabilitazione? 
La regola generale è che in caso di malattia o infortunio, a meno che queste non siano conseguenza di comportamento sregolato o di colpa grave dell’atleta, questo ha diritto al pagamento integrale del compenso pattuito per almeno 7 mesi e mezzo, e ciò anche se la malattia o l’infortunio non derivino dalla pratica sportiva. Se la malattia o l’infortunio si protraggono oltre tale periodo di 7 mesi e mezzo ed il contratto non è intanto scaduto, il club ha facoltà di dimezzare l’importo del compenso residuo; in alternativa, il club e l’atleta hanno anche facoltà di chiedere la risoluzione del contratto.
Nel caso di infortunio derivato dalla pratica agonistica il club è tenuto a coprire tutti i costi medici. La società deve fornire all’atleta una completa ed adeguata assistenza sanitaria (art. 14 AC). L’atleta può scegliere una cura diversa o un medico proprio o un chirurgo di fiducia in caso di intervento, senza dover sottostare alle prescrizioni dello staff medico della società. In tal caso il club è comunque tenuto a concorrere ai costi necessari “in misura non superiore al costo normalmente necessario per assicurare una assistenza qualificata secondo le circostanze” (art. 14.2 AC). Lo stesso vale per le spese di riabilitazione dopo un infortunio. Quindi, in sostanza, non esiste un limite preciso di spesa rimborsabile dal club (limite che è impossibile da quantificare in anticipo), ma bisogna attenersi alle comuni regole del buon senso. È ovvio che l’assistenza sanitaria deve essere di alto livello, in considerazione del fatto che un atleta usa il corpo come strumento di lavoro e che la buona salute è imprescindibile per una adeguata prestazione. Ma è ovvio altresì che se l’atleta decide di recarsi nella migliore clinica privata, non può pretendere che il club gli rimborsi qualsiasi cifra.

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11. Quanto rende il fondo di fine rapporto? Quando posso chiedere la liquidazione della quota depositata a mio nome?
Gli investimenti del capitale del Fondo di Fine Carriera dei Giocatori Professionisti  seguono criteri di prudenza, imposti dallo Statuto, e tengono conto che si tratta di Fondo previdenziale, privo di fini speculativi. La maggior parte del capitale è investito in Titoli di Stato o comunque garantiti dallo Stato. Una parte è investita in Obbligazioni di Istituti Bancari e di Aziende di primaria importanza. Una parte minoritaria è investita in fondi immobiliari ed in fondi bilanciati, in modo da poter beneficiare comunque delle oscillazioni del mercato azionario. Malgrado la prudenza adottata, i rendimenti dell’ultimo anno sono stati negativi, avendo gli stessi risentito della crisi finanziaria che ha colpito l’economia mondiale. Una perdita che tuttavia non ha intaccato e nemmeno scalfito la solidità del Fondo. La peculiarità del Fondo di Fine Carriera dei Giocatori di Basket è che gli aventi diritto possono chiedere la liquidazione nel momento stesso in cui terminano la carriera (o comunque quando escono dal settore professionistico), senza dovere attendere l’età della pensione. Ciò non agevola gli investimenti, ed aumenta i costi di gestione, ma rappresenta una prerogativa di grande importanza per i giocatori associati del Fondo: un fatto è potere disporre subito, anche a 30 o 35 anni della somma accantonata, altra cosa è dover attendere i 65 anni e cioè l’età della pensione, come accade per i trattamenti di fine rapporto di tutti i lavoratori. Anche per questa ragione, e cioè per il fatto che il Fondo deve essere sempre pronto alla liquidazione, quando gli investimenti producano plusvalore (e cioè sempre, a parte l’eccezione di questo anno), l’utile al netto dei costi di gestione è posto a riserva e non viene ripartito. Ricordiamo sempre che la liquidazione del Fondo deve essere chiesta, usando gli appositi moduli scaricabili dal ns. sito, entro il termine perentorio di prescrizione di 5 anni dalla maturazione del diritto, e cioè dal 30 giugno dell’anno dell’ultimo campionato da professionista, o dal giorno del deposito della risoluzione contrattuale, se precedente. Tralasciare di chiedere la liquidazione nel termine citato significa perdere il diritto alla liquidazione. Le somme che il Fondo omette di liquidare per prescrizione sono poste a riserva. Ogni attività economica dell’organo amministrativo del Fondo è controllata e certificata per Statuto da un Comitato di Sorveglianza composto da 3 membri, i quali ogni trimestre redigono una relazione sulla gestione.

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12. Che cosa è l'Accordo Collettivo dei giocatori professionisti?
I giocatori che giocano in una squadra di serie A o di Legadue sono “giocatori professionisti”; tutti gli altri sono “giocatori dilettanti”. I campionati di serie A e di Legadue, in base ad una convenzione tra CONI e la FIP, sono infatti gli unici due campionati italiani professionistici. Un “giocatore professionista” è un lavoratore subordinato, e riceve molte tutele dalla legge italiana. Il suo rapporto con il club datore di lavoro è regolamentato, quanto alla parte economica ed alla durata del rapporto (da 1 a 5 anni), da un accordo individuale sottoscritto dall’atleta e dal legale rappresentante della società. E’ obbligatorio l’utilizzo del modello contrattuale predisposto da Leghe e GIBA ed il deposito dello stesso presso gli uffici della FIP, della Lega e della GIBA. Tutti gli altri aspetti del rapporto tra club ed atleta sono disciplinati dall’ Accordo Collettivo. Si tratta di un accordo quadro di 35 articoli( quello individuale si limita in una sola pagina). L’Accordo Collettivo attualmente in vigore è stato firmato nel 2003 alla fine di una lunga trattativa tra le associazioni di categoria: da una parte le Leghe delle società di serie A, e dall’altra la associazione dei giocatori( la GIBA). L’Accordo Collettivo, tra l’altro, fissa l’ingaggio minimo contrattuale; disciplina il “Fondo di Fine Rapporto” con la imposizione a carico del club datore di lavoro di versare una somma pari al 7,5% del valore del contratto a fini previdenziali, che il giocatore potrà recuperare non appena lascia il settore professionistico; impone alle società di garantire una copertura assicurativa in favore dei giocatori per il caso di morrte o infortunio; stabilisce un codice disciplinare con la minuziosa elencazione dei doveri dell’atleta verso il club e, viceversa,i doveri del club verso l’atleta; stabilisce l’obbligo di assistenza sanitaria in capo al club e fissa le regole generali del “fondo di solidarietà” che consente di pagare almeno parzialmente gli stipendi dei giocatori di squadre che vengono dichiarate fallite o che sono comunque esluse dal campionato; impone particolari regole di giustizia in abase alle quali in tempi rapidissimi la società che non paga gli stipendi è costretta farlo; fissa le regole di procedura per risolvere eventuali controversie tra atleti e club.

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13. Quali giocatori hanno diritto alla pensione?
Solo i giocatori professionisti (vedi sopra) maturano il diritto alla pensione. Il club datore di lavoro è obbligato a trattenere una parte percentuale del salario lordo, che figura nell’Accordo Individuale ed a versarlo all’ ENPALS, Ente Nazionale di Previdenza per i Lavoratori dello Spettacolo (che è l’INPS degli atleti). Sulla base dei contributi previdenziali versati sarà poi calcolata pensione. Per gli atleti professionisti il periodo minimo di contribuzione per avere diritto alla pensione è di 20 anni, ma è previsto un abbuono di un anno per ogni cinque di contribuzione. Anche per chi non arriva a giocare così a lungo tra i professionisti è possibile beneficiare dei contributi pensionistici versati, o a seguito del ricongiungimento con le contribuzioni versate in favore di altri enti o casse previdenziali cui l’atleta risulti iscritto dopo la carriera sportiva, o con la prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi. Naturalmente, per potere percepire la pensione, è necessario il raggiungimento di un età minima, che in genere è di 65 anni ( ma si tratta di termine destinato a variare nel tempo, in considerazione della variazione della durata media della vita dell’uomo). Ogni giocatore professionista può controllare lo stato dei versamenti direttamente dal sito dell’ ENPALS, previa acquisizione di una password personale che può essere chiesta anche per mezzo dei nostri Uffici. Dal momento che il professionismo nel basket è stato introdotto  solo dal 1994, non ci sono ancora ex giocatori che percepiscono la pensione. E’ auspicabile che al momento di operare una scelta tra una proposta di un club professionistico, il giocatore valuti anche che, nel primo caso, svolgerà una attività utile ai fini della pensione.

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14. Quali doveri ho verso la stampa?
Un giocatore di pallacanestro è anche un personaggio dello spettacolo: la gente si reca al palazzo dello sport per vederlo esibire, ed in genere paga anche un biglietto. Un personaggio di spettacolo responsabile non si sottrae alle regole dello spettacolo ( da cui, oltre tutto, trae sostentamento), e quindi mantiene con il pubblico un rapporto anche al di fuori dal luogo dove si esibisce. Un personaggio di spettacolo, è particolarmente un atleta, è additato ad esempio dai giovani tifosi, e per tanto a maggior ragione deve mantenere un comportamento esemplare. L’atleta serio e consapevole di ciò non si sottrae all’intervista , nemmeno quando vorrebbe fare tutt’altro e trovarsi in tutt’altro luogo. L’atleta serio ed educato ha una parola per tutti e si concede ai giornalisti anche quando non avrebbe voglia di parlare. Per le superiori considerazioni, nell’ Accordo collettivo è previsto  (art. 16.3) l’obbligo per ogni giocatore professionista di sottoporsi alle interviste programmate dalla società. In caso di indisponibilità ingiustificata ad un incontro con la stampa, l’atleta è passibile di sanzione disciplinare.

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15. Quanti giocatori stranieri potranno giocare l'anno prossimo in serie A?
Nella stagione corrente 2009/2010, su 12 giocatori a  referto, i giocatori stranieri possono         essere al massimo 6, di cui al massimo 3 gli extraeuropei. Nella quota dei (minimo) 6  giocatori italiani possono rientrare non più di 2 giocatori italiani di passaporto ma non di formazione (vedi sotto).
Nel maggio 2009 è stata approvata dal Consiglio Federale la delibera n. 276 che stabilisce le regole di tesseramento dei giocatori nei campionati di Serie A 2010/2011 e 2011/2012.
Ogni squadra potrà iscrivere a referto 10, 11 o 12 giocatori.
Se i giocatori a referto saranno 10, gli extraeuropei non potranno essere più di 3 e gli italiani non meno di 5. Una squadra potrà quindi essere formata da 3 americani, 2 europei e 5 italiani.
Se i giocatori a referto saranno 11 o 12, gli extraeuropei non potranno essere più di 2 e gli italiani non meno di 6. Una squadra da 11 atleti potrà quindi essere formata da 2 americani,  3  europei e 6 italiani. Una squadra da 12 atleti potrà essere formata da 2 americani, 4 europei e 6 italiani.
Per giocatori italiani si intendono giocatori formati in Italia (che hanno disputato almeno 4 campionati giovanili in Italia) e selezionabili per la Nazionale (che non hanno giocato per Nazionali di altri Paesi). Nella quota è ammessa la presenza di 1 solo giocatore italiano di passaporto ma senza formazione. Se tesserato per la prima volta dopo il maggio 2009, tale giocatore dovrà anche essere selezionabile per la Nazionale.

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16.Quanti giocatori stranieri potranno giocare l'anno prossimo in Legadue?
 In Legadue, a differenza che in Serie A, dove si distingue tra europei (51 Paesi) ed extraeuropei (in genere, Americani), si opera ancora la distinzione tra giocatori comunitari (27 paesi della UE) ed extracomunitari (tutti gli altri).Nella stagione corrente 2009/10, su 10 giocatori a referto, i giocatori stranieri possono essere al massimo 3, di cui non più di 2 extracomunitari. Nella quota dei (minimo) 7 giocatori italiani può essere schierato al massimo 1 giocatore italiano di passaporto ma non di formazione (vedi sopra).  Dalla stagione 2010/2011 su 10 giocatori a referto i giocatori extracomunitari non potranno essere più di 2 per squadra e gli Italiani non meno di 7. Il posto rimanente potrà essere occupato a scelta del club da un giocatore comunitario o da un atleta italiano di passaporto ma non di formazione.

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17. In cosa consiste la polizza assicurativa Federale?
La FIP fornisce una copertura assicurativa in caso di morte e di invalidità permanente a tutti i propri tesserati, anche ai giocatori di categoria giovanile. Per riuscire in questa impresa, la Federazione sostiene un costo annuo di circa un milione e duecentomila euro. Malgrado l’ingente sforzo economico, la copertura garantita agli atleti è certamente insufficiente in relazione ai rischi possibili, e l’invito che rivolgiamo a tutti i giocatori è di provvedere autonomamente a stipulare polizze assicurative personalizzate, magari seguendo i consigli offerti dalla GIBA attraverso il sito e il desk dedicato. Dalla prossima stagione, oltretutto, la copertura assicurativa federale prevederà l’utilizzo della tabella INAIL, in sostituzione della tabella LESIONI, applicata dal 2007 sino al termine del campionato in corso. La tabella LESIONI garantisce un risarcimento, sebbene di modesta entità, in un numero molto elevato di patologie: ogni singolo infortunio possibile è catalogato e ad esso è attribuito un valore (vedi sito FIP), per cui non è necessario procedere ad indagini mediche approfondite ed il rischio contenzioso è quasi inesistente. Viceversa, applicando la tabella INAIL, il risarcimento è garantito solo nel caso di patologie particolarmente gravi, ed in genere si ottiene la liquidazione solo dopo perizie e controperizie e spesso a seguito di un contenzioso. Una buona fetta del premio federale si disperde quindi in costi di gestione.Il passaggio dalla tabella LESIONI alla tabella INAIL è stato votato dalla FIP, con la opposizione della componente degli atleti, in considerazione del fatto che a causa dell’enorme aumento delle liquidazioni, il premio per la Federazione sarebbe aumentato di circa il doppio. Sarebbe bastato aumentare di appena 3 euro la tassa di tesseramento di ciascun atleta per coprire la differenza, ma una tale misura non è stata considerata percorribile dalla maggioranza del Consiglio Federale. Il risultato è che oggi si possono liquidare importi modici in molti casi, mentre dalla prossima stagione si potranno liquidare importi sempre modici (magari poco più elevati), ma in un numero trascurabile di casi.

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18. Da chi è composto il Consiglio Federale della FIP? Chi comanda in Federazione?
Il Consiglio Federale della FIP è composto da 20 Consiglieri oltre al Presidente. I 20 Consiglieri rappresentano le varie componenti del movimento: 9 sono eletti in rappresentanza dei comitati regionali; 4 in rappresentanza degli atleti (di cui uno in rappresentanza dei giocatori professionisti) e tra questi almeno uno deve essere una donna; 2 in rappresentanza dei tecnici; 2 in rappresentanza della Lega Serie A; 1 della Legadue; 1 della Lega Nazionale Pallacanestro; 1 della Lega Femminile. Partecipano alle riunioni del Consiglio Federale senza diritto di voto il Presidente della Consulta Regionale (che raggruppa tutti i Comitati Regionali), il presidente del Comitato Nazionale Allenatori, il Presidente del Comitato Italiano Arbitri. Partecipano con funzione di controllo contabile il Presidente e i Componenti del Collegio di Revisori dei Conti. Le riunioni del Consiglio Federale sono gestite e coordinate dal Segretario Generale. Il Consiglio Federale accentra in sè il potere legislativo (tipico del Parlamento, nel quale sono rappresentate anche le minoranze) ed il potere esecutivo (tipico del Governo, i cui membri sono solo espressione della maggioranza). Il Consiglio Federale ha quindi poteri eccezionali, che non hanno riscontro in altri contesti sociali organizzati su base democratica. Ciò dipende dall’esigenza di garantire stabilità al movimento sportivo, che per le sue esigenze peculiari e per le sue caratteristiche mal sopporterebbe procedure operative lente ed articolate. Le organizzazioni sportive sono spesso gestite in modo oligarchico e personalistico: ciò può anche essere un valore in caso di lungimiranza e di buon senso del Presidente. Il Presidente indica gli indirizzi strategici della Federazione, e le sue proposte ricevono sempre ampio consenso, anche perché sfiduciare il Presidente vorrebbe dire sfiduciare l’intero Consiglio ed andare a nuove elezioni (come è accaduto nella gestione Maifredi, nel dicembre 2008). Va da sè che, in considerazione dei  superiori numeri, una proposta federale sostenuta dai Comitati Regionali ha la quasi matematica certezza di essere approvata. Si discute da tempo di riequilibrare tali poteri e di dare maggiore peso alle altre componenti.

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19. Perchè il Club di Napoli di serie A è stato escluso dal campionato a poche giornate dalla fine della stagione? come è possibile che la squadra di Siracusa di B dilettanti sia stata esclusa per un debito federale di poche migliaia di euro?
In base alle vigenti regole federali, non esiste la possibilità di escludere un club dal campionato cui prende parte per il fatto di aver messo insieme una squadra poco competitiva e non all’altezza del livello generale del campionato stesso. L’unico obbiettivo cui i club devono sottostare è quello di portare a referto la migliore formazione disponibile: non possono quindi essere lasciati a casa, senza valida ragione (infortunio, motivo disciplinare), dei giocatori sotto contratto. Per la esclusione di una società dallo stesso campionato in cui partecipa non è nemmeno sufficiente che ci sia una decisione arbitrale (lodo) di condanna non eseguita, dato che in tal caso l’esclusione decorre solo dalla stagione sucessiva. Solo in un caso, la Fip prevede che si possa escludere un club dal campionato in corso: quando si tratta di debiti nei confronti della stessa Fip e la prevista ingiunzione di pagamento, inviata ai sensi dell’ art. 89 del regolamento esecutivo, sia rimasta inevasa anche dopo la scadenza del termine di 30 giorni assegnato per l’adempimento. E’ proprio quello che è successo alla società di Napoli. Dopo quasi aver completato la stagione con una squadra di giovani atleti mandati letteralmente allo sbaraglio, solo al seguito del mancato pagamento di alcune decine di migliaia di euro di tasse gare, gli organi federali competenti hanno potuto mettere fine alla farsa inscenata dai dirigenti del club partenopeo, quando ormai comunque il danno di immagine per l’intero movimento della pallacanestro si era ampiamente manifestato. Per la stessa ragione, e cioè per il mancato pagamento di poche migliaia di euro di tasse federali, la Fip ha escluso dal campionato in corso anche il club di Siracusa, militante nel campionato di serie B dilettanti. In quel caso però la squadra viaggiava in alta classifica, ed il danno subito dagli atleti è stato enorme: da un giorno all’altro sono passati dal sogno di una possibile promozione alla drammatica realtà di una dolorosa e per essi incomprensibile cessazione di ogni attività. La norma citata necessita a ns. avviso di una revisione. E’ illogico che situazioni analoghe di accertato inadempimento economico siano trattate in modo diverso: per i lodi ineseguiti la esclusione decorre dalla stagione successiva, mentre per i debiti federali decorre dalla stagione in corso. E’ illogico che non sia imposto ai club che partecipano ai campionati nazionali di fornire una garanzia preventiva a copertura almeno parziale dei debiti. E’ illogico che gli atleti di un club che hanno subito l’esclusione non possano proseguire la stagione altrove. E’ illogico che gli effetti dell’esclusione ricadano principalmente sui giocatori e non sui dirigenti di club, i quali, a causa di superficialità ed incompetenza, quando non per scelta premeditata, sono gli unici responsabili della esclusione della stessa.

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20. Quali sono le regole del basket femminile in tema di straniere?
Serie A1: i club hanno l’obbligo di portare a referto minimo 6 giocatrici di formazione italiana eleggibili per la nazionale( quindi atlete con passaporto italiano che non hanno mai giocato con squadre nazionali di altri paesi e che hanno partecipato ad almeno 4 campionati giovanili FIP). Vige il divieto di schierare più di 2 giocatrici extra europee. Una squadra può quindi essere formata da 6 italiane (di passaporto e di formazione), 2 Americane e 2 Europee. Sussiste inoltre l’obbligo di schierare in campo contemporaneamente almeno 2 giocatrici di formazione italiana. Qualora venga segnalata la contemporanea presenza sul campo di gioco di 4 giocatrici straniere, gli arbitri devono sanzionare un fallo tecnico all’allenatore e la società sarà sanzionata con un ammenda pari a 10.000,00 euro. Per le eventuali successive infrazioni commesse nella stessa gara, gli arbitri sanzioneranno sempre un fallo tecnico all’allenatore e la società sarà sanzionata con un ammenda pari a 20.000,00 euro.

Serie A2: i club possono schierare una sola atleta appartenente all’ Unione Europea o una giocatrice con i requisiti di cui all’ art. 38 R.E ( atlete cittadine italiane nate all’estero, atlete straniere che abbiano acquisito la cittadinanzaz italiana successivamente e atlete cittadine italiane provenienti da federazione straniera), ma in deroga all’art. 10 R.E comma 4 ( e cioè anche se non hanno disputato campionati giovanili FIP).

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21. La liquidazione del Fondo di Fine Rapporto in favore dei giocatori che hanno giocato nei campionati professionistici è soggetta a tassazione?
Anche le somme accantonate durante la carriera del giocatore nel Fondo di Fine Rapporto subiscono una tassazione al momento della liquidazione. Come è noto, l’atleta ha diritto alla liquidazione sin da quando abbandona il settore professionistico (o smette di giocare, o va a giocare all’estero, o va a giocare in un campionato dilettantistico). In base alla vigente legislazione fiscale, le somme pagate a titolo di trattamento di fine rapporto (TFR) subiscono una tassazione separata, e quindi non vanno inserite nella dichiarazione dei redditi dell’atleta. Il Fondo applica una ritenuta fiscale a titolo di acconto, calcolando l'aliquota anche sulla base del valore della liquidazione. L'agenzia delle Entrate poi, se dal reddito dell'ultimo quinquennio emerge che l'aliquota applicabile fosse più alta, può chiedere al soggetto che ha percepito la liquidazione di pagare una integrazione. Per i superiori motivi, specialmente per i giocatori che acquisiscono il diritto alla liquidazione per aver smesso di giocare, per i quali si presume un abbattimento del reddito negli anni immediatamente successivi, può essere conveniente attendere 3/4 anni prima di chiedere la liquidazione, avendo sempre cura però di non far decorrere il termine della prescrizione di 5 anni dalla maturazione del diritto. La prescrizione del diritto alla liquidazione comporta infatti la automatica acquisizione della somma che spettava al giocatore al patrimonio del Fondo.

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22. Cosa è cambiato con l' introduzione della disciplina dello svincolo per i giocatori che nel corso della carriera hanno pagato per acquistare il diritto di scegliere liberamente la squadra dove giocare?
Un fenomeno molto diffuso negli anni del vincolo sportivo è stato quello del cosiddetto “acquisto del cartellino” da parte del giocatore stesso. Si trattava di procedura non prevista dai regolamenti federali e tuttavia largamente diffusa: i giocatori (o più spesso i suoi genitori) hanno spesso pagato cifre anche molto rilevanti alle società che detenevano il loro cosiddetto “cartellino”, per acquisire il diritto, al termine di ogni stagione, di scegliere liberamente dove giocare nelle stagioni successive. Si trattava in pratica di una compravendita di cartellini non tra due società (come previsto e consentito), ma tra una società ed il giocatore. Le scritture private con le quali venivano conclusi accordi del genere, non avendo riconoscimento federale, e non potendo quindi essere garantite mediante l’intervento degli organi di giustizia della FIP, si concludevano inevitabilmente con la previsione del pagamento di una penale a carico del club che avesse omesso di concedere all’atleta al termine della stagione un nulla osta di tesseramento in bianco, nel quale poi il giocatore avrebbe inserito il nome della nuova società con la quale intendesse giocare nella nuova stagione. Il rischio poi che un Tribunale Ordinario condannasse la società che eventualmente omettesse di concedere tale nulla osta al pagamento della penale, rappresentava la migliore garanzia della spontanea esecuzione dell’accordo. Evidentemente, con l’attuale regime di svincolo, scritture private del genere sono diventate prive di senso, e sono sostituite da altro tipo di accordi in base ai quali oggetto della cessione (in favore di altro club o direttamente del giocatore) è il parametro che spetta alla o alle società che hanno curato il reclutamento o l’addestramento dell’atleta. Stante la assoluta novità della disciplina, non è ancora chiaro quale potrà essere l’orientamento della Commissione Vertenze Arbitrali in merito sulla validità di tali accordi, e per la verità non è ancora nemmeno chiaro l’orientamento politico sulla legittimità di ipotesi del genere. Quello che è certo, è che i giocatori che hanno sostenuto in passato esborsi economici per garantirsi uno svincolo anticipato, e che in virtù di ciò traevano un vantaggio economico suppletivo da ogni nuovo tesseramento, si trovano ora a subire il cambio delle regole, che li priva di fatto del vantaggio che avevano acquisito: il club che li tessera dovrà infatti pagare obbligatoriamente il parametro alla FIP, che poi retrocederà parte della somma a club che in realtà da anni avevano perso ogni diritto sull’atleta, e che non ha oltretutto alcun merito nella formazione del giocatore. Si tratta di casi limite destinati ad esaurirsi negli anni, ma che intanto dovrebbero aprire spunti di riflessione alla politica, in previsione di aggiustamenti della nuova disciplina.
A proposito di tesseramento.  Il tesseramento è l’atto a mezzo del quale un soggetto entra a far parte della organizzazione federale e ne accetta le regole. Il tesseramento è il presupposto necessario per partecipare alle attività federali. La stipula del tesseramento avviene, per i giocatori dilettanti, mediante la compilazione di un modulo debitamente sottoscritto da inviarsi a cura della società al competente Ufficio Federale. Il tesseramento dei giocatori di Serie A e Legadue si perfezione invece con il deposito del contratto professionistico.Per gli atleti costituisce presupposto imprescindibile per il tesseramento l’accertamento, da effettuarsi con cadenza annuale, della idoneità fisica alla pratica sportiva agonistica.I termini di tesseramento sono fissati annualmente dalle DOA (Disposizioni Organizzative Annuali). Per la stagione 2010/2011 il termine di tesseramento per i giocatori e le giocatrici scade il 28 febbraio 2011.Per i giocatori che ancora oggi risultano senza squadra, e che sono svincolati (tutti i giocatori  da 21 anni in su e le giocatrici da 26 anni in su) c’è quindi tempo fino a fine febbraio per trovare sistemazione. Un atleta tesserato che risulta inserito in lista elettronica (viene inserito nella cosiddetta lista elettronica solo l’atleta che viene iscritto a referto), può effettuare solo un altro tesseramento con altra società nell’arco della stessa stagione. Detto limite non sussiste per i giocatori che, benché tesserati per qualche società, non sono mai andati a referto.Come è noto, dal 1 luglio 2010 la disciplina dello svincolo è entrata a regime. Tutti i giocatori maschi che nell’anno in cui inizia la stagione sportiva compiono 21 anni sono automaticamente svincolati, e possono scegliere liberamente dove giocare.Se la richiesta di tesseramento di un giocatore svincolato è presentata dalla stessa società per la quale egli era tesserato a titolo definitivo al momento dello svincolo, il club deve pagare alla FIP solamente i costi fissi ed esigui dell’operazione di tesseramento.Se la richiesta di tesseramento viene presentata da club diverso, questo deve versare alla FIP il cosiddetto parametro, il cui importo varia al variare del campionato cui il club tesserante prende parte.
Serie A                11.500,00
Legadue                  9.750,00
Serie A dilettanti  9.200,00
Serie B dilettanti  7.450,00
Serie C dilettanti  4.000,00
Serie C reg.  1.400,00
Serie D       350,00
    

L’atleta svincolato non può sottoscrivere un nuovo tesseramento in comproprietà, con diritto di riscatto o con diritto di opzione. Per l’atleta svincolato non è ammesso il doppio tesseramento (formula di cui possono beneficiare i giocatori di categoria giovanile o under 21, che consente di giocare i campionati giovanili con una società ed il campionato senior con altra società).Se nel corso dell’annata sportiva l’atleta svincolato si trasferisce, la società che lo tessera deve versare alla FIP solo la eventuale differenza tra il parametro già versato dalla società di provenienza e il parametro dovuto in relazione al campionato cui il club tesserante prende parte. L’atleta svincolato può tesserasi per uno, due o tre anni.In caso di tesseramento pluriennale, è opportuno che l’eventuale accordo economico tra atleta e club abbia la stessa durata del tesseramento. Potrebbe altrimenti accadere che in occasione della negoziazione dell’accordo economico per il secondo o terzo anno la società possa approfittare del divieto del giocatore già tesserato di giocare in un altro club, se non previo rilascio di nulla osta.

 

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23. Quali sono le novità introdotte dal nuovo regolamento dei procuratori?
La novità principale, che riguarda centinaia di atleti e di società, rappresenta una svolta storica ed un taglio netto con il passato: dalla stagione 2011/2012 sarà disciplinata dalla FIP anche l’attività dei procuratori nel settore non professionistico. La Federazione negli anni passati ha sempre preferito ignorare che tra club ed atleti dilettanti ci fossero accordi anche di natura  economica, ed in particolare ha evitato di disciplinare il fenomeno dirompente della delega a terze persone della gestione dei loro rapporti. Si è oggi operata una scelta diversa, certamente più lungimirante ed opportuna. Il fenomeno esiste, è in crescita, e riguarda ormai la quasi totalità dei giocatori di A, B e C dilettanti e di A/1 e A/2 femminile (ma anche tanti altri delle serie minori). Tanto vale allora disciplinarlo, porre delle regole e stabilire delle sanzioni in caso di violazione. Anche i procuratori che operano nel settore dilettantistico dovranno avere una licenza federale ed iscriversi ad un albo (o registro), e per ottenere ciò dovranno superare un esame. Tutto questo dovrebbe contribuire a garantire più correttezza e più efficienza, nell’interesse di tutto il movimento, ed anche nell’interesse di coloro che svolgono la attività di procuratore con serietà e competenza.A coloro che sono stati in grado di dimostrare di avere svolto la attività di procuratore tra i dilettanti negli anni passati, è stata data la opportunità di ottenere la licenza e l’iscrizione all’albo solo a seguito della partecipazione ad un seminario di aggiornamento, nel corso del quale esperti di leggi federali e rappresentanti delle varie componenti hanno fatto il punto della situazione e fornito nozioni utili. Per il futuro, chiunque intenda acquisire la licenza dovrà sostenere un esame, previa partecipazione ad un seminario obbligatorio di aggiornamento. Si pensa in futuro di estendere l’obbligo di partecipazione a seminari di aggiornamento periodici anche a coloro che sono già dotati di licenza, quale condizione di mantenimento della iscrizione nell’apposito registro dei procuratori. La FIP e tutte le sue componenti hanno infatti il chiaro interesse a che lo standard di conoscenza e competenza della intera categoria dei procuratori si mantenga elevato.Nel nuovo regolamento dei procuratori viene tra l’altro ribadito il divieto di stipula di accordi di procura con atleti minorenni, viene indicato in 2 anni il periodo massimo di durata del rapporto (rinnovabili), e vengono regolamentate le modalità per operare la disdetta. Il procuratore ha inoltre l’obbligo di comunicare alla Commissione Procuratori i nuovi contratti di procura e fornire periodicamente la lista dei propri clienti, che la FIP provvederà a rendere pubblica. Per i giocatori ed i club che si avvarranno della assistenza di soggetti non iscritti nell’albo (o registro, come viene definito nel regolamento), sono previste sanzioni.Le eventuali controversie tra atleti e società e procuratori, o tra procuratori tra loro, saranno definite da Collegio Arbitrale che opererà secondo le stesse regole previste dal Regolamento di Giustizia della FIP  per la definizione delle controversie tra atleti e club.

Altra importante novità è rappresentata dal fatto che è stato per la prima volta previsto il riconoscimento reciproco con i procuratori dotati di licenza internazionale FIBA. Vuol dire che un procuratore straniero che ha la licenza FIBA può liberamente operare in Italia e che i procuratori con licenza FIP possono operare ovunque nel mondo sia richiesta la licenza FIBA (a parte l’NBA dove sono previste regole particolari). La definizione delle eventuali controversie tra procuratori non italiani e atleti o club che partecipano ai campionati italiani può essere devoluta anche al FAT (Fiba Arbitral Tribunal), laddove ciò sia espressamente previsto nel contratto di procura.

 

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24. Incontro Giba/Enpals
Lo scorso 19 gennaio GIBA si è incontrato con ENPALS. Di seguito pubblichiamo i risultati della riunione
Presenti per ENPALS: Dott.Vito La Monica, Direzione Prestazioni Previdenziali, e Sig.Roberto Conforti, Resp. Ufficio Posizioni Assicurative, Riscatti e Versamenti Volontari. Per GIBA: Avv.Giuseppe Cassì, Anne M. Litt e Pasquale Iracà.  Aliquota contributiva: L’aliquota contributiva ENPALS è fissata al 33% fino all’importo annuo di euro 93.622 per il 2011 di cui 2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico dell’atleta. Oltre detto importo, l’aliquota si riduce al 5% (1/2 a carico della società e 1/2 a carico dell’atleta). Regime: con meno di 18 anni contributivi al 31.12.1995, il sistema di calcolo è misto (retributivo + contributivo). In caso di lavoratori privi di anzianità assicurativa e contributiva al 31.12.1995, il sistema di calcolo è contributivo.Sistema Retributivo: è dato da 2 quote di pensione: quota A per contribuzioni fino al 31.12.1992 - quota B per contribuzioni dall’1.1.1993 in poi. Le retribuzioni medie giornaliere da prendere in considerazione sono, per la quota B, le migliori 1900 giornate o inferiori sempre nell’arco di tutta la vita lavorativa e sempre entro il suddetto limite giornaliero di euro 300,07. Sistema Misto: Il sistema di calcolo misto è dato da 3 quote: QA + QB, più la quota contributiva per i contributi versati successivamente al 31.12.1995Requisiti per la pensione – Ante 1996: Solo i professionisti nel 94/95 e 95/96 possono beneficiare dei vantaggi previsti dalle leggi all’epoca in vigore: età pensione 52 anni; minimo 20 anni di versamenti dal 1°contributo (260 giorni per ogni anno); l’anno di militare, viene scomputato e quindi i versamenti obbligatori si riducono a 19 anni. Requisiti per la pensione – Post 1996: chi è stato professionista dal  1996 in poi, non ha più il vantaggio della la pensione a 52 anni. I nuovi requisiti sono: età pensione 65 anni; contributo minimo richiesto, 5 anni X 260 giorni ad anno = 1.300 giorni; in caso di svolgimento del servizio militare, sono sufficienti 4 anni; ogni 4 anni di contributi si abbassa di un anno l’età pensionabile (con 20 anni di contributi attivi l’età della pensione scende quindi a 60 anni).Versamento volontario: Se non si raggiungono i requisiti minimi per la pensione, è possibile integrare con “versamenti volontari”, ma solo in assenza di altri lavori di qualsiasi natura. Ricongiungiment: Normalmente un atleta professionista alla fine della carriera sportiva trova una occupazione lavorativa che comporta il versamento di contributi in una Cassa previdenziale diversa dall’ENPALS. In genere per i lavoratori subordinati si tratta di INPS. In questo caso il ricongiungimento è gratuito ed automatico. All’età pensionabile ENPALS o INPS erogano la pensione. Anche in caso di requisiti minimi di legge (5 anni o 4 + 1 per i professionisti post 1996) è sempre l’ENPALS ad erogare la pensione.

Atleti stranieri che giocano in Italia: I diritti sono identici per gli Italiani e per gli stranieri. Un giocatore straniero che in Italia consegue i requisiti minimi di legge ha diritto alla pensione come un Italiano.

 

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25.Quali sono i rimedi legali per recuperare un credito verso un società dilettantistica?
 I giocatori e le giocatrici di squadre non professionistiche dallo scorso marzo possono beneficiare di una procedura arbitrale di recupero credito nettamente più semplice e rapida rispetto al passato. Se si tratta di credito nascente da accordo economico sottoscritto dalle parti, i giocatori possono infatti ottenere entro pochi giorni dal deposito di specifico ricorso una ingiunzione di pagamento in danno della società debitrice. L’art. 116 del nuovo Regolamento di Giustizia, prevede infatti che a seguito di deposito di istanza presso la Commissione Vertenze Arbitrali della FIP, questa nomina un arbitro unico il quale in pochi giorni emette un ordine di pagamento che il club deve rispettare entro i successivi 15 giorni. Rispetto al passato, dunque, non occorre costituire un collegio di 3 arbitri (decide un arbitro unico) e non è prevista la celebrazione di una udienza. Il risparmio di tempo si può stimare in non meno di 3 mesi, anche perché non sono previste particolari formalità: il deposito del ricorso e le successive comunicazioni sono validamente effettuate anche a mezzo fax o e-mail. Il club che subisce l’ingiunzione ha 15 giorni di tempo per ottemperare o per promuovere opposizione. In tale secondo caso si istaura un procedimento ordinario e la controversia sarà decisa da un collegio arbitrale sulla base delle regole vigenti. Il deposito del ricorso per ingiunzione deve essere accompagnato dalla prova del pagamento di una tassa federale che è di 120,00 euro per i crediti di denaro non superiori a 10.000,00 euro, e di 300,00 euro per i crediti che superano invece detta soglia. L’arbitro unico ingiunge al club il pagamento anche della suddetta tassa di ricorso, che dunque il ricorrente deve solo anticipare. La procedura arbitrale accelerata adottata dalla Federazione pone i giocatori dilettanti sullo stesso piano di quelli professionisti, per i quali il ricorso per ingiunzione era già previsto nell’Accordo Collettivo (v. infra). È auspicabile che il rito abbreviato possa servire ad evitare in futuro il triste fenomeno che si è sviluppato negli ultimi anni, di squadre che hanno regolarmente partecipato ai campionati di pertinenza, pur senza avere definito le pendenze verso i giocatori accumulate nella(e) stagione(i) precedente(i). E’ principio di buon governo federale che tra le società deve essere garantita l’equità competitiva, anche in relazione alla gestione economica. I club che rispettano le regole e osservano le scadenze contrattuali non possono essere penalizzati in favore di quelli che gestiscono allegramente ed ingaggiano i migliori giocatori pur non potendoseli permettere.

 

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26.Che succede se una società dilettantistica non rispetta una decisione arbitrale?
In base alle regole federali un club che non ottempera ad una decisione arbitrale subisce una serie di sanzioni di gravità crescente, se la morosità persiste, che vanno dal blocco dei nuovi  tesseramenti in entrata e dei trasferimenti in uscita, alla dichiarazione dello stato di morosità con penalizzazione in classifica nel campionato in corso (più sono i lodi ineseguiti più sono i punti decurtati dalla classifica), fino alla revoca della affiliazione ed alla esclusione da tutti i campionati federali, con decorrenza però dalla stagione successiva a quella in corso. Una volta che il lodo è ratificato dalla commissione vertenze arbitrali (in caso di procedura ordinaria), o decorsi i 15 giorni dalla decisione dell’arbitro unico (in caso di procedura abbreviata), il lodo è esecutivo. Una importante novità in caso di lodo esecutivo, introdotta solo per il primo campionato dilettantistico maschile (di cui si da conto in altra parte della rivista), è rappresentata dalla facoltà per il giocatore riconosciuto creditore di chiedere il pagamento di quanto allo stesso dovuto mediante escussione della fideiussione che ogni club deve prestare ad inizio stagione. I club del nuovo campionato che sostituisce la serie A dilettanti devono prestare una garanzia bancaria di 70.000,00 da reintegrare in caso di utilizzo, parziale o totale. La estensione della garanzia fideiussoria alla tutela dei crediti dei giocatori rappresenta altro importante strumento di dissuasione delle società dal realizzare operazioni di mercato per le quali non si ha la certezza della copertura finanziaria. È evidente che il lodo arbitrale federale può essere eseguito solo fin tanto che la società inadempiente risulti affiliata alla FIP. Se dunque una società cessa la attività ed esce dalla organizzazione sportiva, o per scelta, o a seguito di morosità persistente secondo le regole sopra menzionate, le possibilità per l’atleta creditore di recuperare quanto gli spetta si spostano nel campo della Giustizia Ordinaria, e diventano competenti i Tribunali della Repubblica. In tal caso, il lodo può essere utilizzato quale prova della esistenza del credito nei confronti personalmente dei soci (che rispondono illimitatamente con il loro patrimonio), ma solo se si tratta di associazioni dilettantistiche. In caso di società di capitali (s.r.l. o s.p.a.), le possibilità di effettivo recupero si assottigliano, anche se è sempre possibile, in presenza dei requisiti di legge, promuovere istanza di fallimento, con conseguente eventuale accertamento di responsabilità legali in capo agli amministratori. È opportuno ricordare che il ricorso alla Autorità Giudiziaria Ordinaria è escluso dal cosiddetto vincolo di giustizia e dalla clausola compromissoria, fin tanto che l’atleta e la società risultino rispettivamente tesserato ed affiliato alla FIP.

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27.Quali sono i rimedi legali per recuperare un credito verso una società professionistica?
Per i giocatori di Serie A e di Legadue non ci sono modifiche rispetto a quanto già da anni previsto dall’Accordo Collettivo dei Giocatori Professionisti, alla cui sezione dedicata (articoli 29 e seguenti) si rinvia. Esiste da sempre anche per i professionisti la procedura per ingiunzione ora introdotta anche per i dilettanti, ma la competenza è in capo al Presidente del Collegio Permanente di Conciliazione ed Arbitrato (CPCA), che ha sede in Bologna presso gli uffici di lega Serie A e di Legadue, ed i cui componenti sono scelti da GIBA e Leghe. I crediti degli atleti accertati dal CPCA sono garantiti da fideiussione bancaria. È bene ricordare che il CPCA è competente a decidere esclusivamente su controversie che hanno ad oggetto la interpretazione e la applicazione del contratto di lavoro, che per legge deve essere depositato presso gli uffici della Federazione (per convenzione si è previsto il deposito anche presso la Lega e la GIBA). Eventuali contratti a latere o cosiddetti contratti di immagine non ricevono tutela dal CPCA, e nemmeno dai Tribunali Ordinari, secondo una Giurisprudenza di Legittimità ormai consolidata. Laddove in detti contratti sia inserita apposita clausola compromissoria in base alla quale le eventuali controversie tra le parti contrattuali siano devolute ad un arbitrato della Federazione internazionale FIBA, si può fare ricorso al Basketball Arbitral Tribunal (BAT), che ha recentemente sostituito il Fiba Arbitral Tribunal (FAT). Detto Organo di Giustizia Sportiva interviene secondo equità (“Arbitrator decides ex-aequo et bono, i.e. on the basis of general considerations of justice and fairness without reference to any particular national or international law”), per cui in genere riconosce validità anche ad accordi che sulla base delle leggi locali sono invalidi o inefficaci per vizi di forma (in Italia, ad esempio, la legge prevede l’obbligo di utilizzo del modulo contrattuale predisposto dalle associazioni rappresentative e l’obbligo di deposito presso la Federazione di competenza). Le decisioni del BAT sono vincolanti per le società riconosciute soccombenti, e lo strumento di coercizione che consente l’esecuzione è rappresentato dal blocco dei transfert internazionali e dalla esclusione dal diritto di partecipare alle competizioni europee per club (per tale ragione il ricorso al BAT è inutile nei confronti delle società dilettantistiche). Il ricorso al BAT deve essere accompagnato dalla prova del pagamento di una tassa di arbitrato che ammonta a euro 1.500 in caso in cui il valore della controversia non superi i 30.00 euro, ad euro 2.000 per le controversie di valore compreso tra 30.000 e 100.000 euro, di 3.000 per le controversie di valore compreso tra 100.000 e 200.000 euro e così via.       
L’ACCORDO QUADRO GIBA / LEGA NAZIONALE PALLACANESTRO PER IL CAMPIONATO DI SVILUPPO.Il Consiglio federale del 29-30 aprile 2011 ha approvato l’accordo quadro stipulato tra la GIBA e la Lega Nazionale Pallacanestro che regolamenta i rapporti tra le società che partecipano al cosiddetto campionato di sviluppo ed i propri giocatori. Atleti e club sono tenuti a sottoscrivere un accordo individuale tipo, anch’esso approvato dalla FIP, che richiama le clausole dell’accordo quadro. L’accordo quadro è quindi vincolante per tutti i giocatori e le società, e la sottoscrizione della scrittura individuale è condizione necessaria per il tesseramento e la iscrizione a referto, a prescindere dalla previsione della corresponsione di una erogazione economica. In altri termini, se il club intende schierare un giovane in favore del quale non è previsto il pagamento di un rimborso o di una erogazione economica, deve comunque sottoscrivere, insieme all’atleta stesso, l’accordo individuale, specificando che il suo contenuto economico è pari a zero. Per gli atleti under 21 è previsto un limite alla erogazione economica pari a 25.000 euro lorde a stagione, a meno che non si tratti di atleti già in passato professionisti, per i quali il superiore limite non opera.  Gli accordi individuali devono essere depositati presso la LNP, che su mandato della FIP esercita i controlli di cui si dirà appresso.L’eventuale erogazione economica pattuita deve essere indicata nell’accordo al lordo della tassazione prevista dal Testo Unico della Imposte sui Redditi per i compensi degli atleti dilettanti. In linea generale è opportuno sapere che i redditi da prestazione sportiva dilettantistica sono esentasse fino a 7.500 euro, scontano una tassazione alla fonte a carico delle società del 23% (oltre addizionali regionali) fino a 28.000 euro, mentre per le somme eccedenti, il 23% è versato dal club a titolo di acconto, e la differenza, in relazione allo scaglione di reddito raggiunto, è a carico dell’atleta. Una tabella lordo / netto per la corretta ripartizione tra club ed atleta del peso fiscale è scaricabile dal sito della GIBA.La fideiussione bancaria che le società sono tenute a depositare in favore di LNP quale condizione di ammissione al campionato, che per la stagione 2011/2012 è fissata in 70.000 euro, serve a garantire anche i crediti dei giocatori riconosciuti da lodi arbitrali esecutivi. Se il valore complessivo delle erogazioni economiche in favore di atleti superi i 500.000 euro lordi, il club è tenuto a garantire l’intera eccedenza rispetto a tale importo con ulteriore fideiussione bancaria. L’obbligo di deposito degli accordi consente a LNP, che per tale incombente ha ricevuto delega dalla FIP, di controllare che la superiore disciplina trovi applicazione.Le società sono tenute a fornire ai giocatori che schiera a referto una copertura assicurativa per il caso di infortunio con massimale di euro 200.000 per il caso di morte e di invalidità permanente, e franchigia al 5%. I club potranno utilizzare la polizza alle migliori condizioni che LNP e GIBA provvederanno a reperire nel mercato nazionale.L’azione disciplinare della società è regolamentata da apposito codice di comportamento che GIBA e LNP provvederanno a predisporre. L’eventuale sanzione disciplinare deve essere proporzionata alla violazione contestata e deve essere comunicata al giocatore entro 7 giorni dal fatto che ne è all’origine, a pena di inefficacia. Il giocatore può comunque ricorrere contro la stessa.   In caso di infortunio, ogni terapia e cura sarà decisa con il consenso dell’atleta, il quale potrà avvalersi di medici specialistici di propria fiducia. In tal caso, la società concorrerà al pagamento dei costi nella misura massima concordata ed indicata nell’accordo individuale nello spazio a ciò riservato.

L’obbiettivo dell’accordo GIBA / LNP è quello di razionalizzare ed uniformare il trattamento di tutti i giocatori che partecipano al nuovo campionato voluto fortemente dal Presidente Meneghin. Si vuole trasmettere un messaggio preciso ai club: gli impegni economici assunti vanno rispettati. Oltre alla garanzia della fideiussione da utilizzare a copertura dei debiti verso gli atleti, che è un inedito per i campionati dilettantistici, contribuisce anche il nuovo rito arbitrale, più snello e rapido del precedente. Si intende mandare un messaggio anche ai giocatori: in tempi di crisi, è preferibile moderare le pretese economiche, in cambio di maggiori tutele e garanzie. L’auspicio è ora che analoga disciplina possa essere introdotta anche nella pallacanestro femminile di livello.

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28. Che accade se la società riconosciuta debitrice chiude o viene radiata?
È evidente che il lodo arbitrale federale può essere eseguito applicando le regole della Federazione solo fin tanto che la società inadempiente risulti affiliata alla FIP. Se dunque una società cessa l’attività ed esce dalla organizzazione sportiva, o per scelta, o a seguito di morosità persistente secondo le regole sopra menzionate, l’atleta creditore deve fare ricorso alla Giustizia Ordinaria dei Tribunali. In tal caso, il lodo può essere utilizzato quale prova della esistenza del credito nei confronti dei soci (che rispondono personalmente ed illimitatamente con il loro patrimonio), ma solo se si tratta di associazioni dilettantistiche. In caso di società di capitali (s.r.l. o s.p.a.), le possibilità di effettivo recupero si riducono, anche se è sempre possibile, in presenza dei requisiti di legge, promuovere istanza di fallimento, con conseguente eventuale accertamento di responsabilità legali in capo agli amministratori. È opportuno ricordare che il ricorso alla Autorità Giudiziaria Ordinaria è escluso dal cosiddetto vincolo di giustizia e dalla clausola compromissoria, fin tanto che l’atleta e la società risultino rispettivamente tesserato ed affiliato alla FIP

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