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Home | Regole di eleggibilità | Eleggibilita' dei Giocatori Italiani
Eleggibilita' dei Giocatori Italiani PDF Stampa E-mail
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Eleggibilità dei giocatori italiani
Abbiamo da sempre sostenuto che stabilire una quota minima di giocatori italiani a referto in ciascun club fosse insensato ed inutile, se ad essa quota potessero avere accesso anche giocatori provenienti da altre federazioni. È un dato di fatto che pur in presenza dell’obbligo di schierare 5 “Italiani” alcune squadre di A hanno svolto l’intera stagione senza nemmeno un giocatore proveniente dai vivai nazionali.
Abbiamo da sempre affermato che distinguere i giocatori tra “italiani” e “non italiani” fosse inutile oltre che discriminatorio, potendosi e dovendosi invece operare una distinzione solo in funzione del fatto che un dato giocatore avesse o meno ricevuto l’addestramento al basket nel nostro Paese.
Abbiamo trovato inopportuno, se non scandaloso, che nel campionato italiano di vertice potessero partecipare squadre interamente formate da atleti provenienti da federazioni straniere.
Dal CONI e dalla FIP arrivano finalmente segnali di svolta.
Dalla prossima stagione si comincia a dar peso al concetto di “giocatore di formazione”, al giocatore cioè formato sportivamente in Italia, e che per ciò ha anche frequentato la scuola italiana, ha appreso la nostra lingua e si adeguato alle nostre abitudini ed al nostro stile di vita.
La quota protetta riguarderà questi atleti, secondo una progressione riportata a parte, e che porterà in 3 anni ad avere in Serie A 6 giocatori a referto con non meno di 4 anni di attività giovanile in Italia.
In Legadue la percentuale sarà ancora più incisiva: 6 su un totale di 10 a referto.
Il nuovo orientamento costituisce una primizia in Europa, anche se nella organizzazione europea del calcio e nei palazzi della comunità europea si fa strada con sempre maggiore convinzione l’idea di prevedere norme a protezione e tutela degli “homegrown players”, dei giocatori fatti in casa.
La riforma, che può dirsi eccezionale, segna una svolta, ma comunque non risolverà il problema dello scarso impiego dei giocatori provenienti dai vivai. Devono anche avverarsi due condizioni che sfuggono al controllo di qualsiasi regola, e che dipendono dalla arguzia, dalla capacità, e dalla “cultura” di allenatori e dirigenti: 1) maggiori investimenti sui settori giovanili; 2) maggiore fiducia sui giovani. È ormai accertato (ultimo esempio Montegranaro) che puntando su una seria programmazione e dando spazio a giocatori giovani confidando nella loro crescita, a) si risparmia e b) si vince!

 
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