Dual & Post Career. NELSON RIZZITIELLO: L’AMMIRAGLIO, CONSULENTE FINANZIARIO INDIPENDENTE.

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Ventiduesima puntata della rubrica “Dual & Post Career”.

Il protagonista è Nelson Rizzitiello, ala classe 1984 di 198 cm.

Prodotto delle giovanili della Stella Azzurra Roma, tra il 2003 e il 2005 gioca le sue prima significative stagioni in Serie B, prima di approdare a Jesi in A2 iniziando una lunga carriera.

Resta nelle Marche ad Ancona in B1, prima di scendere in Sicilia a Patti e Barcellona Pozzo di Gotto.

La carriera continua a San Severo, Piacenza, e Napoli, prima di tornare in Sicilia a Trapani e a Palermo. Nel 2015/2016 arriva nella Capitale per giocare con l’Eurobasket Roma, poi Montecatini e Montegranaro, Cento, Palestrina e Omegna.

Nel 2020/2021 il ritorno a Jesi, dove però un serio infortunio lo ha tenuto finora lontano dai campi.

Questa è la nostra intervista.

Ammiraglio, quali qualità ci vogliono per uscire dalla tempesta in cui sei entrato a ottobre 2020, quando ti sei infortunato?
«Sicuramente molta pazienza. All’età di 36 anni ho subito un grande infortunio e, dopo averne compreso la gravità, ho capito che per recuperare e tornare come prima avrei dovuto avere tanta forza di volontà e dedizione al lavoro. Vi assicuro che non é stato per nulla semplice , ma noi atleti sappiamo benissimo cosa significa la parola sacrificio».

Stare fermo per infortunio e per di più nei mesi della pandemia mondiale da Covid-19. Come hai impiegato il tempo?
«Purtroppo, oltre all’infortunio stiamo vivendo  l’amara  situazione del Covid-19. I primi due mesi, quando non potevo appoggiare la gamba per via del tutore, ero costretto a rimanere sdraiato e quindi ho impiegato il mio tempo leggendo, studiando e formandomi tantissimo. Poi il resto del tempo lo passavo con i miei figli e mia moglie, che mi riempiono sempre le giornate di felicità».

Sei un veterano e hai girato l’Italia nel corso della tua carriera. Qual è la più grande gioia agonistica provata?
«Sicuramente vincere un campionato e io ho avuto la fortuna di vincerne tre. Purtroppo però, con grande rammarico, devo dire di aver perso più finali. Questo fa parte del gioco e della crescita di un giocatore e il saper perdere serve a migliorarsi, per poi arrivare a vincere. Dico sempre che nella carriera di un giocatore la vittoria è come la ciliegina sulla torta».

Da quando hai iniziato a oggi, la pallacanestro è cambiata? E se sì, in cosa?
«Rispetto gli anni passati, cioè quando ho iniziato, certamente è cambiata, ma credo sia del tutto  normale. È cambiato il modo di allenare e di pensare, c’è stata una continua evoluzione non solo nel mondo della pallacanestro, ma nel mondo del lavoro in generale. Adesso si è tutto velocizzato, un ragazzo deve essere pronto sin da subito e ci riuscirà solamente grazie agli allenamenti costanti. Infine, i “senior”, tanti anni fa, con i giovani erano più “duri” di noi».

Hai pensato al tuo post carriera fin da quando giocavi? E quanto pensi sia importante pensarci?
«Ho sempre pensato, durante la carriera di giocatore, a un futuro nel mondo del lavoro. Sono da sempre un appassionato di finanza e ho iniziato a studiare all’età di 26 anni. Ritengo sia fondamentale iniziare a pensarci durante il periodo in cui si gioca, perché la carriera di uno sportivo è molto breve: può durare da 15 a 20 anni. Teniamo in considerazione che il reddito  durante la carriera è abbastanza alto, ma poi quando tutto finisce, improvvisamente il guadagno diminuisce drasticamente e se non si è progettato qualcosa prima ci si trova in difficoltà».

Oltre al basket, di cosa ti occupi e dove ti immagini una volta appese le scarpette al chiodo? Resterai nell’ambiente o vorresti cambiare?
«Da poco sono diventato consulente finanziario indipendente, e con la delibera del 4 marzo sono iscritto all’albo. La mia figura è diversa del classico consulente che troviamo in banca, perchè  essendo indipendente non ho conflitto d’interesse con la banca stessa, ma faccio solamente gli interessi del cliente. Mi sono specializzato nel mondo dello sport, anche perchè sono 20 anni che conosco questo ambiente e le sue problematiche. Se tornassi indietro, con una pianificazione patrimoniale sicuramente mi troverei meglio sotto il profilo finanziario, perché è essenziale gestire nel miglior modo possibile le masse di denaro, soprattutto quando si è giovani e bisogna costruirsi il proprio futuro. Pensiamo semplicemente alla pensione e la maggior parte degli atleti di basket non percepisce contributi. Questo aspetto è da considerarsi importante  per il futuro e ciò durante la carriera si può costruire come sostituto della pensione. Ho voluto intraprendere questa professione  per aiutare i giovani e le persone con un’età più matura, proprio per salvaguardare l’aspetto patrimoniale. Non mi sono distaccato dal mondo della pallacanestro e mai lo farò, la guarderò semplicemente da una angolazione diversa per far sì che possa riuscire a trarne tutti i benefici possibili per ogni singolo giocatore».

Qual è il tuo pensiero sul lavoro della GIBA per voi atleti?
«Il ruolo della Giba è fondamentale per la tutela di noi giocatori, sta lavorando con grande impegno inserendo nuove iniziative e partnership sia nel mondo sportivo che lavorativo».

Nelson Rizzitiello

GIBA – Giocatori Italiani Basket Associati

Author: Giba

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